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I REPERTI RINVENUTI SOTTO IL PALAZZO

Una città che non ha mai smesso di vivere conserva nel suo patrimonio genetico l’eredità di secoli di storia. Il suo sottosuolo è un archivio che contiene tutte le informazioni necessarie per ricostruire le vicende avvenute in millenni: un pacchetto di strati di terra che conservano, come in un diario, le trasformazioni che la città ha subito nel tempo. Spesso accade che l’innalzamento del suolo sia costituito dai detriti degli edifici più antichi. La trasformazione del vecchio prelude sempre alla preparazione del nuovo, che porta con sé idea e materia di ciò che lo ha preceduto.

Tra la fine del 1800 e gli inizi del secolo successivo Piazza Venezia fu completamente trasformata per accogliere il Monumento a Vittorio Emanuele II. Questo progetto di sistemazione della piazza, realizzato dall’Architetto Giuseppe Sacconi, prevedeva la demolizione di tutti gli edifici che si affacciavano sul lato sud della piazza, con la sola eccezione del quattrocentesco Palazzo Venezia. Sulle pendici del Campidoglio venne eretto il Monumento dedicato al re, mentre nello spazio adiacente alla Colonna Traiana, l’Architetto Sacconi volle costruire un edificio che doveva avere "..masse equilibrate, ed improntate a quella forma squisita di gusto, di chiarezza, eleganza e semplicità che distingue il palazzo Venezia che gli sta di fronte". Le Assicurazioni Generali di Venezia e Trieste nel 1903 acquistarono quest'area per costruire la loro sede romana.

Dall'indagine archeologica condotta da Giuseppe Gatti in occasione dei lavori di scavo delle fondamenta del palazzo, iniziati il 14 agosto 1902 e terminati il 25 marzo del 1904, provengono i reperti esposti in questa sala. Il Gatti li annotò nei suoi diari insieme alle strutture portate alla luce. Questi resti, trovati a 7 metri di profondità dal piano stradale, sono stati interpretati come appartenenti a un’insula, cioè a un'abitazione a più piani costituita da numerosi appartamenti, che fu costruita tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.

Durante lo scavo furono recuperate colonne intere e frammentate, basi e capitelli, frammenti di cornici e di sculture, fra le quali ritratti e statuette, utensili e ceramica corrosa dalle fiamme. Ma tra i reperti rinvenuti sono presenti anche numerosi frammenti di iscrizioni funerarie e di sarcofagi, reperti solitamente estranei ai contesti urbani, utilizzati probabilmente per innalzare i livelli di calpestio.

I reperti ritrovati rimasero proprietà delle Assicurazioni Generali che li ha custoditi e conservati per oltre cento anni. Ora, dopo un nuovo restauro, i reperti provenienti dagli scavi vengono offerti al pubblico in un’esposizione permanente che li vede riuniti, per la prima volta, con gli altri due gruppi di reperti che compongono la collezione di antichità delle Assicurazioni Generali: un nucleo entrato a far parte delle collezioni Generali attraverso l'acquisizione di Palazzo Poli in piazza di Spagna, e un altro costituito dai residui della più antica e ampia raccolta appartenuta alla famiglia Merolli.