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SALA A

I reperti rinvenuti sotto il palazzo

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Una città che non ha mai smesso di vivere conserva nel suo patrimonio genetico l’eredità di secoli di storia. I reperti esposti in questa sala sono stati rinvenuti durante lo scavo delle fondamenta del palazzo.

Ritratto rilavorato

In età imperiale rilavorare i ritratti era un’usanza molto diffusa. Numerosi sono i ritratti di imperatori che subirono la damnatio memoriae (condanna che consisteva nell’eliminazione della memoria di una persona). Il loro volto venne come cancellato e sostituito con quello di un successore. Dal III secolo d.C., il riutilizzo di un ritratto da parte dei privati era invece motivato dalla volontà di velocizzare e semplificare il lavoro delle officine di scultori o di risparmiare sull’acquisto della materia prima.

Recupero e reimpiego

A partire dal V secolo d.C. a Roma si è assistito a un fenomeno di cancellazione delle tracce della cultura pagana ad opera della chiesa e del potere imperiale che ad essa si era sottomessa. I templi furono distrutti o trasformati in chiese, alcuni manufatti furono modificati per essere riutilizzati e adattati al culto cristiano. Le statue, le colonne e i capitelli, le lastre con iscrizioni e i sarcofagi furono invece spaccati e trasformati in calce. A Roma furono costruite numerose calcare (fornaci per la produzione di calce), soprattutto negli antichi edifici pubblici, dove si poteva recuperare direttamente sul posto il materiale da calcinare. Questo sistema consentiva allo stesso tempo di cancellare ogni ricordo della cultura e della religione pagana e di procurare materia prima e calce per i nuovi edifici. 

Lastre graffite con atleti

I muri e i pavimenti di antichi edifici pubblici (anfiteatri, portici, terme e basiliche) conservano le tracce dipinte o incise di quanti passarono e si fermarono in quei luoghi per trascorrere il tempo libero. Queste iscrizioni e graffiti furono incise da tifosi che vollero rappresentare gli atleti di lotta e pugilato, durante il combattimento con il guanto da pugile, o nel momento della vittoria con la palma del vincitore tra le mani. Alle figure furono anche aggiunti i nomi dei combattenti, probabilmente atleti famosi che si distinsero per le frequenti vittorie. Spesso le iscrizioni presentano errori grammaticali e ortografici perché furono incise da gente comune che normalmente utilizzava un linguaggio popolare.

Capitelli compositi tardo-imperiali

Tra il III e il IV secolo d.C. viene prodotto nelle officine di Roma un nuovo tipo di capitello detto composito non rifinito. Il capitello composito mescola elementi del capitello ionico, come le volute, ed elementi del capitello corinzio, quali le caratteristiche foglie di acanto. Il capitello tardo-imperiale ha invece le foglie lisce e per questo è detto non rifinito. Il suo uso fu determinato dall’esigenza di risparmiare tempo in un momento di grande richiesta per la costruzione di abitazioni private, visto che le grandi officine di Roma si erano ormai notevolmente ridotte di numero ed erano per lo più impegnate nella costruzione di edifici pubblici.

Capitello ionico

Il capitello è l'elemento superiore della colonna. Esso permette di distinguere i tre principali ordini architettonici: dorico, ionico e corinzio. L'ordine ionico nasce nel VII secolo a.C. in ambiente greco-asiatico. Il capitello ionico richiama la forma della spirale, che si riconosce soprattutto nelle due volute alle estremità, decorate da elementi floreali. Le volute sono collegate tra loro da un rocchetto, assottigliato al centro.

Statuetta di peplophoros

La statuetta di peplophoros (dal greco: portatrice di peplo) rappresenta una figura femminile che indossa il peplo, una veste di lana fissata sulle spalle da spille e trattenuta in vita da una cintura. Questo modello era utilizzato in Grecia sia per la raffigurazione di divinità, sia per quella di giovani offerenti. A partire dal II secolo a.C. i Romani produssero una grande quantità di copie di originali greci. Le numerose copie di età romana hanno reso possibile la conoscenza di opere realizzate da illustri scultori greci.

I reperti esposti in questa sala provengono dagli scavi archeologici effettuati tra il 1902 e il 1904 in occasione della costruzione del Palazzo delle Assicurazioni Generali. Le sue fondamenta furono infatti realizzate laddove un tempo sorgevano le strutture di un’insula (abitazione a più piani costituita da numerosi appartamenti) che fu costruita tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C. All’inizio del secolo scorso, i reperti furono descritti dall’archeologo Giuseppe Gatti nei suoi diari: furono recuperate colonne intere e frammentate, basi e capitelli, frammenti di cornici e di sculture, fra le quali ritratti e statuette, utensili e ceramica corrosa dalle fiamme. Recentemente gli scavi eseguiti recentemente dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Roma, in occasione dei lavori della linea C della metropolitana, hanno consentito di aggiungere nuovi dati e di ricostruire la forma di un secondo edificio, un auditorium, nel quale avevano luogo letture e competizioni letterarie.