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SALA D

Il riuso nel mondo romano e oltre

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Reimpiegare materiali al fine di adattarli a un nuovo uso era una prassi largamente praticata nel mondo romano sia nell’edilizia che nella produzione artistica di effigi e ritratti.

I ritratti rilavorati

La rilavorazione dei ritratti era una pratica molto diffusa nel mondo romano. In età imperiale questo fenomeno ebbe spesso implicazioni politiche. Quando per un imperatore defunto veniva decretata la damnatio memoriae, cioè la cancellazione della sua memoria pubblica, le immagini che lo riguardavano venivano rimosse. Quelle che riuscivano a sfuggire potevano essere riutilizzate per raffigurare altri sovrani. Il busto esposto in sala mostra evidenti segni di tale prassi: è probabile che un ritratto di Nerone abbia costituito la base per l’immagine dell’imperatore Gallieno, vissuto circa duecento anni più tardi.

Le tabulae lusoriae

Le tabulae lusoriae erano i tabelloni che servivano per lo svolgimento di alcuni giochi molto popolari come i latrunculi (gioco dei soldati) o i duodecim scripta (le dodici righe). Anche se spesso se ne ignorano le regole, erano simili agli odierni giochi di società e prevedevano l’uso di pedine o palline. In epoca tardo antica l’interesse per questo genere di divertimenti si affievolì, per cui molte tabulae lusoriae in marmo o in pietra vennero riutilizzate come materiale da costruzione, specialmente nelle catacombe come lastre di chiusura dei loculi. Gli esemplari esposti in sala sono stati ritrovati reimpiegati nella pavimentazione di una scala.

I ritratti rilavorati, specialmente quelli riproducenti l’effigie dell’imperatore, offrono una testimonianza di particolare interesse. La caduta in disgrazia di un imperatore fu una delle cause più frequenti a determinare la volontà di cancellarne, alla sua morte, il ricordo presso i posteri (damnatio memoriae), con una conseguente rimozione di tutte le sue immagini dai luoghi pubblici. Altri esemplari, sfuggiti alla distruzione, a distanza di tempo, quando motivi di ordine economico imposero il ricorso a manufatti già pronti per l’uso, vennero riutilizzati per nuovi ritratti attraverso il processo della rilavorazione dei tratti del volto. Nel Medioevo, il riutilizzo di manufatti più antichi divenne usuale e fu l’elemento caratterizzante il rapporto tra la cultura medievale cristiana e quella antica pagana.