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SALA G

I riti di sepoltura nell’antica Roma

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Nella Roma antica seppellire i morti secondo le regole e commemorarli in occasione delle festività pubbliche o private era un dovere religioso di parenti e amici.

Che cos’è il sarcofago?

I sarcofagi erano casse in pietra, legno, metallo o terracotta che servivano a contenere il corpo di un defunto. La cassa era munita di coperchio e, talvolta, di iscrizione; poteva essere decorata da rilievi sulla faccia principale e sui fianchi. Le immagini rappresentate erano molto varie: scene di vita quotidiana, miti greci, muse, filosofi, stagioni o altri soggetti ancora. I sarcofagi erano collocati in camere sepolcrali, interrati o posti all’aperto come monumenti funerari a sé. L’uso di sarcofagi di marmo ebbe inizio con l’affermazione del rito funerario dell’inumazione rispetto a quello della cremazione: il marmo infatti esprimeva l’idea che la memoria del defunto sarebbe durata in eterno.

I sarcofagi cristiani

Dopo la fine delle persecuzioni, il cristianesimo si diffuse in ogni angolo dell’impero e cominciarono a essere prodotti sarcofagi decorati con scene e figure tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. Le scene bibliche rappresentavano la speranza di salvezza personale. Figure già presenti nel repertorio pagano si caricavano di nuovi significati: il pastore con un agnello sulle spalle, già molto diffuso nell’arte antica, divenne la personificazione della virtù della filantropia (amore verso il prossimo) e l’immagine simbolica più diffusa del Salvatore.

I sarcofagi con rilievo mitologico

I sarcofagi con rilievo mitologico furono prodotti a Roma a partire dal II secolo d.C. Il ricorso al mito greco nell’ambito funerario romano aveva una duplice funzione: di consolazione funebre e di elogio. Ogni mito rivestiva un particolare significato: Alcesti, la sposa di Admeto, che accetta di morire al posto del marito, rappresentava un esempio di amore coniugale; la guerra di Troia, con la morte di Patroclo ed Ettore, rappresentavano il lutto dei familiari; i miti legati a Dioniso e al mondo marino rappresentavano ideali di felicità; la figura di Eracle veniva scelta per esaltare le qualità del defunto.

I sarcofagi a lenòs

I sarcofagi a lenòi prendono il nome dalla loro somiglianza con la lenòs che, nel mondo greco, era il tino che serviva per pigiare l’uva. Generalmente erano decorati da teste di leone sulla fronte e rilievo mitologico sulla cassa. I sarcofagi a lenòs richiamano simbolicamente il culto dionisiaco. Il leone era un animale spesso presente nel corteo di Dioniso e la sua immagine, insieme a quella della vasca, suggeriscono un preciso significato: come nella tinozza l’uva viene distrutta per produrre qualcosa di nuovo, il vino, così il defunto deve superare il disfacimento della morte e raggiungere una nuova vita.

I defunti erano venerati in quanto antenati (Manes) che potevano essere d’aiuto se adeguatamente ricordati, o trasformarsi in temibili avversari se trascurati. Questo legame tra vivi e morti era vissuto come parte integrante della quotidianità.

Le tipologie di sepoltura praticate a Roma erano la cremazione e l’inumazione, entrambe previste dalle leggi delle XII Tavole. Le fonti storiche restituiscono una prevalenza del rito della cremazione dal III secolo a.C. al I secolo d.C., mentre con l’avvento del cristianesimo la situazione si invertì. I sarcofagi venivano generalmente deposti all’interno di camere sepolcrali, spesso riccamente decorate, e indicavano uno status sociale elevato. Le semplici tombe scavate nella nuda terra, fatte di tegole o di cocci d’anfora, erano invece destinate alle classi sociali più povere o a individui di condizione servile.