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SALA H

L’identità nel mondo funerario

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I reperti provenienti dagli antichi cimiteri raccontano storie di persone vissute: dalle tombe è possibile ricavare informazioni sulla vita dei defunti.

I sarcofagi con defunti a banchetto

I sarcofagi con i defunti a banchetto, o distesi a riposo, si diffusero nell’arte funeraria romana fin dalla prima età imperiale. La rappresentazione era molto realistica: gli uomini, in genere, con una coppa o una ghirlanda in mano, le donne quasi sempre nell’atto di riposarsi o dormire. Il banchetto infatti era considerato un’attività maschile e per una matrona romana era sconveniente farsi ritrarre nell’atto di bere del vino. I morti che, invece, sceglievano di farsi raffigurare distesi a godere dei piaceri della vita volevano lasciare memoria del proprio benessere economico, dei clienti, amici e familiari.

I sarcofagi “dei filosofi”

Dalla seconda metà del III secolo d.C. cominciarono a diffondersi sarcofagi con rilievi che celebravano il valore della cultura e dell’educazione filosofica. Nei cosiddetti sarcofagi “dei filosofi”, i defunti venivano raffigurati con l’abito tipico dell’intellettuale, intenti a leggere, a filosofare o a insegnare, spesso accompagnati da filosofi di professione o dalle Muse. Farsi ritrarre come filosofo era un modo per esaltare la cultura o lo stile di vita filosofico, un ideale che si realizzava nella riflessione sul giusto modo di vivere. Questo tipo di raffigurazioni non era destinato soltanto a persone particolarmente colte, ma in generale ai ceti benestanti.

I sarcofagi con ritratti entro clipeo

A partire dal III secolo d.C. aumentò l’uso del ritratto sui sarcofagi, in un primo momento associato ai corpi degli dei, successivamente più realistico. Erano molto diffusi anche i busti-ritratto, spesso inseriti dentro un clipeo (scudo rotondo) e sorretti da figure mitiche o allegoriche come esseri marini, Vittorie, Amorini, Satiri e Centauri, che rimandavano all’idea di felicità e di libertà. Il resto della superficie del sarcofago era decorato con gli oggetti e le scene più diverse: personaggi dionisiaci, episodi del mito, maschere e cesti di fiori.

I ritratti dei defunti sui monumenti funerari

Nell’antica Roma il ritratto dei defunti era diffuso fin dall’epoca repubblicana, sia per le classi sociali più elevate che per i ceti medio-bassi. Numerose sono le stele funerarie e i rilievi che raffigurano i defunti in maniera più o meno realistica, spesso in scene o atteggiamenti legati alla sfera privata, al mestiere o all’incarico ufficiale ricoperto in vita. I monumenti funerari più ricchi venivano spesso decorati, sia all’esterno che all’interno, da sculture che raffiguravano i membri defunti della famiglia proprietaria del sepolcro.

I reperti provenienti dagli antichi cimiteri raccontano storie di persone vissute. Proprio dalle tombe è possibile ricavare informazioni sulla vita dei defunti: la condizione sociale, i legami affettivi e la loro identità.

In realtà, i ritratti dei defunti, le iscrizioni funerarie e i corredi nelle tombe testimoniano come i vivi ricostruirono l’identità delle persone scomparse affinché il loro ricordo venisse condiviso e rinnovato quotidianamente da tutti. Identità e memoria venivano dunque ricreate attraverso un efficace sistema di segni: i ritratti o le raffigurazioni più o meno veritiere del defunto; gli oggetti attraverso i quali fosse riconoscibile l’appartenenza sociale; il racconto della vita attraverso la scrittura o le immagini.