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SALA I

Il passato come memoria del futuro

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L’arte funeraria antica considera il sepolcro come una soglia nella quale la vita e la morte, la memoria e l’oblio, il passato e il futuro si frequentano e, nel presente, si scambiano le parti.

Il ritratto come incarnazione del ricordo

Il pannello di sarcofago raffigura il ritratto di un uomo vestito con la toga, rappresentato con un rotolo di papiro in mano e con un anello all’anulare, simboli del ceto colto e benestante. La rappresentazione dei volti, scolpiti sui sarcofagi e accompagnati da oggetti personali, aveva lo scopo di lasciare un’impronta dell’identità del defunto: l’aspetto fisico, le virtù e la condizione sociale. Le persone scomparse venivano ricordate con i loro ritratti come se le immagini potessero sostituirle.

La memoria attraverso la scrittura

L’epigrafe riporta la dedica di una moglie al proprio marito, soldato dell’esercito romano che si congedò con onore. Affidare la propria memoria alla scrittura significava “far parlare di sé”: essere ricordati attraverso la parola dei vivi. Così la vita passata veniva rinnovata continuamente nel presente.

Il ritorno alla vita

Il frammento di sarcofago rappresenta i geni stagionali, raffigurati con i doni della natura e i frutti propri di ciascuna stagione. Essi volevano invitare a godere della prosperità della natura, ma soprattutto simboleggiavano il ritorno alla vita dopo la morte: come le stagioni, la morte e la vita fanno parte di un ciclo che si ripete continuamente. Il riconoscimento e il ricordo del morto implicano il suo ritorno alla vita: si può rinascere attraverso la memoria.

Il sepolcro: luogo dove si ricorda la vita

Il rilievo rappresenta l’attività di un fornaio e faceva parte della decorazione di un monumento funerario. Spesso le decorazioni dei sepolcri di liberti, artigiani e commercianti rappresentavano i mestieri dei defunti ricordandone le azioni svolte in vita. Le scene sono ambientate in botteghe e officine dove il defunto é rappresentato con gli abiti da lavoro ed è attorniato da clienti e collaboratori. Il lavoro manuale, dapprima oggetto di disprezzo, diventò un valore per coloro che, attraverso la fatica, raggiunsero posizioni di potere economico.

L’arte funeraria antica considera il sepolcro come una soglia nella quale la vita e la morte, la memoria e l’oblio, il passato e il futuro si frequentano e, nel presente, si scambiano le parti. In questo senso il monumento funebre è il luogo di una trasformazione unificatrice: dove la morte si congiunge con la vita, rappresentandola nel ricordo, e la vita eterna attraversa la morte promettendo il suo ritorno. Per questo i sarcofagi raffigurano scene di vita, ritratti umani, vicende e personaggi mitologici, scritture letterali e simboliche.

La maschera, come il sepolcro nel suo insieme, è il segno per eccellenza: incarnazione del ricordo, rappresenta le figure e le tappe del destino umano sulla terra: dalla nascita alla maturità sessuale adulta e dalla incarnazione delle eterne figure genitoriali alla morte. È così che la vita umana si consegna ai segni e alle scritture: tracce dei viventi che permangono per resuscitare nel presente la loro fama e il loro nome. Verginità della rinascita eterna come fiore che ogni volta sboccia nel riconoscimento che ora accade. Fuoco che per un istante illumina la notte.

Si ringrazia Carlo Sini, autore di questo testo.