SALA G

I riti di sepoltura nell’antica Roma

Nella Roma antica seppellire i morti secondo le regole e commemorarli in occasione delle festività pubbliche o private era un dovere religioso di parenti e amici.

I defunti erano venerati in quanto antenati (Manes) che potevano essere d’aiuto se adeguatamente ricordati, o trasformarsi in temibili avversari se trascurati. Questo legame tra vivi e morti era vissuto come parte integrante della quotidianità.

Le tipologie di sepoltura praticate a Roma erano la cremazione e l’inumazione, entrambe previste dalle leggi delle XII Tavole. Le fonti storiche restituiscono una prevalenza del rito della cremazione dal III secolo a.C. al I secolo d.C., mentre con l’avvento del cristianesimo la situazione si invertì.
I sarcofagi venivano generalmente deposti all’interno di camere sepolcrali, spesso riccamente decorate, e indicavano uno status sociale elevato.
Le semplici tombe scavate nella nuda terra, fatte di tegole o di cocci d’anfora, erano invece destinate alle classi sociali più povere o a individui di condizione servile.

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